
Maccus
L'uomo dalle grosse mascelle. Lo sciocco derisibile, riconoscibile per il copricapo bianco: lo stolto al centro della scena, oggetto della burla popolare.
Le radici arcaiche del teatro popolare — dalla lingua osca a Pulcinella, passando per i quattro archetipi della maschera.
La Fabula Atellana non è solo una forma teatrale arcaica, ma un tassello fondamentale nella storia del teatro e delle tradizioni carnevalesche.
La Fabula Atellana rappresentava un'antica forma teatrale popolare, nata ad Atella, una città della Campania fondata dagli Osci. La posizione strategica, tra Napoli e Capua, favorì lo sviluppo artistico e culturale della regione.
Gli spettacoli erano improvvisati in lingua osca e venivano messi in scena durante le celebrazioni religiose e i Saturnalia, periodo di inversione sociale e di licenziosità che anticipa in molti aspetti lo spirito stesso del Carnevale.
Le Atellane sono una delle prime forme di teatro comico dell'antichità. A differenza del teatro greco, strutturato e aulico, le Atellane erano fortemente improvvisate e si basavano su personaggi tipizzati: maschere fisse che incarnavano vizi e virtù del popolo. Da questa tradizione nasceranno la Commedia dell'Arte e la maschera di Pulcinella.

L'uomo dalle grosse mascelle. Lo sciocco derisibile, riconoscibile per il copricapo bianco: lo stolto al centro della scena, oggetto della burla popolare.

Il chiacchierone dalla bocca larga, mangione e fanfarone. Parla troppo e sempre a sproposito, esaltando sé stesso in un vortice di bugie.

Il gobbo saccente e astuto. Il suo nome deriva da dorsum, schiena. Incarna l'intelligenza deviata, il sapere usato per ingannare.

Il vecchio ingenuo, avaro e facilmente ingannabile. Una caricatura dell'anzianità che anticipa il Pantalone della Commedia dell'Arte.
Questi personaggi sono i precursori diretti di Pulcinella, caratterizzato dall'abito bianco, dalla mezza maschera nera e da un comportamento ambiguo che simboleggia il popolo semplice: al tempo stesso furbo e ingenuo, coraggioso e vile, affamato e generoso.
La morte del Carnevale rappresenta un rito simbolico che conclude il periodo festoso con il bruciamento o la sepoltura di un fantoccio, segnando l'inizio della Quaresima. È il passaggio rituale dall'eccesso alla penitenza, dalla risata al silenzio — e ogni anno, con il rogo, si rinnova la promessa che la festa tornerà.